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Jizō Bosatsu: significato delle statue giapponesi

Chi è Jizō Bosatsu? Il significato delle statue, dei bavaglini rossi, del bastone e del gioiello, tra bambini, viaggiatori e tradizione buddhista.

Di Jérémy 4 min di lettura
Pubblicato il

Jizō, chiamato anche Jizō Bosatsu, è una figura del buddhismo giapponese legata alla compassione. È spesso raffigurato come un monaco dalla testa rasata e viene invocato soprattutto per i bambini e i viaggiatori. Le sue statue si incontrano nei templi, lungo i sentieri e nei luoghi dedicati alla memoria.

Una piccola figura sorridente e un’antica scultura di un tempio possono rappresentare entrambe Jizō, senza avere la stessa funzione. Per leggerle bisogna distinguere l’identità religiosa, le pratiche di un luogo e le interpretazioni decorative contemporanee.

Chi è Jizō Bosatsu?

Jizō è il nome giapponese di Kṣitigarbha, un bodhisattva associato all’aiuto degli esseri che soffrono. Il Metropolitan Museum of Art colloca l’arrivo del suo culto in Giappone nell’VIII secolo e la sua grande diffusione nel periodo Kamakura. Tra i suoi ruoli rientra anche il soccorso agli esseri nei diversi ambiti dell’esistenza buddhista.

Bosatsu è il termine giapponese per bodhisattva. Non significa yōkai o fantasma. La familiarità della sua sagoma, anche lontano dai templi, non cancella questo preciso contesto religioso.

Antica statua di Jizō in piedi, con veste da monaco e bastone, su una base a forma di loto.
Jizō di Kaikei, circa 1202, in cipresso laccato e dorato. Un’iscrizione interna identifica lo scultore. Opera storica del Metropolitan Museum of Art, non una statuetta Dai Yokai. Mary Griggs Burke Collection, dono della Mary and Jackson Burke Foundation, 2015 (2015.300.250a, b). Immagine Open Access, CC0. Fonte, CC0 1.0.

Come riconoscere una statua di Jizō

Le opere storiche mostrano spesso il capo rasato, una veste monastica e un’espressione calma e attenta. Alcune figure reggono un bastone ad anelli e un gioiello. Questi attributi compaiono nella scultura di Intan del 1291 conservata al Met e fanno parte dell’iconografia religiosa del bodhisattva.

  • La veste e il capo rasato gli danno l’aspetto di un monaco.
  • Il bastone ad anelli è un attributo frequente, ma non compare in ogni rappresentazione.
  • Il gioiello appartiene al linguaggio simbolico buddhista. Non è una promessa riferita a qualunque statuetta.

Sono indizi utili per osservare un’immagine. Da soli non permettono di stabilire l’età, la provenienza o l’uso di un oggetto proposto oggi in vendita.

Perché Jizō si trova lungo i sentieri?

Il legame con i viaggiatori aiuta a capire la presenza di queste statue nei luoghi di passaggio. La Japan National Tourism Organization, JNTO, descrive i Jizō che si incontrano sul Nakasendō, l’antica strada tra Kyoto ed Edo. Il percorso offre un esempio concreto del loro ruolo di guardiani lungo il cammino.

Una statua vista durante una passeggiata può anche appartenere a un tempio, a un racconto locale o a una consuetudine del quartiere. La posizione suggerisce un contesto, ma una targa o la spiegazione del luogo è più affidabile di un’interpretazione basata soltanto su una fotografia.

Bambini, bavaglini rossi e memoria

Alcune statue indossano cappellini o bavaglini rossi. Nel parco Sainokawara, la JNTO collega i piccoli Jizō alla protezione degli spiriti dei bambini morti prima dei genitori. Questo contesto spiega perché una figura dall’aspetto dolce possa trovarsi in un luogo dal forte valore commemorativo.

Ridurre ogni Jizō a una mascotte graziosa significa perdere questa dimensione. Durante una visita, rispetta gli abiti, gli oggetti lasciati accanto alle statue e le regole sulle fotografie. Non spostare una statua o i suoi accessori per comporre uno scatto.

Dalle sculture antiche ai piccoli Jizō sorridenti

Il tempio Hasedera di Kamakura presenta forme diverse: le file di statue intorno al Jizō-dō, il sorridente Nagomi Jizō e i piccoli gruppi chiamati Ryō-en Jizō. La stessa figura religiosa può essere rappresentata con dimensioni, posture ed espressioni differenti.

Quando osservi una statuetta, parti dal volto, dalla postura e dagli attributi. Informati poi su come è stata realizzata. Un’interpretazione contemporanea va presentata come tale: la sola sagoma di Jizō non rende un oggetto consacrato, antico o legato a un particolare tempio.

Per conoscere un’altra tradizione di figure guardiane, la guida ai Komainu e ai Foo Dog spiega il ruolo dei leoni posti all’ingresso di molti santuari. La loro storia e la loro funzione sono diverse da quelle di Jizō.

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Fonti