
Etimologia: coloro che servono
La parola "samurai" viene dall'antico verbo saburau, "servire" o "stare al fianco di un nobile". Nell'epoca Heian (794-1185) il termine indica dapprima guardie e funzionari armati al servizio dell'aristocrazia.
Esiste un termine più marziale: bushi (武士), da bu (marziale) e shi (uomo, letterato). Bushi indica il guerriero come combattente; samurai sottolinea il legame di servizio. Con il tempo i due si sono in gran parte confusi.
Una storia in quattro tempi
1. L'ascesa: guerra Genpei (XII secolo)
All'inizio il potere è dell'imperatore e dell'aristocrazia di corte (kuge) a Kyoto, che delega la sicurezza a clan guerrieri. Due di essi, i Minamoto (Genji) e i Taira (Heike), si scontrano nella guerra Genpei (1180-1185). La vittoria dei Minamoto porta al primo shogunato, a Kamakura. L'imperatore resta una figura simbolica.
2. L'età delle guerre: Sengoku (XV-XVI secolo)
Il potere centrale crolla e il paese si frammenta in domini retti da signori della guerra (daimyō). È l'epoca del gekokujō, "l'inferiore rovescia il superiore". Tre unificatori ricompongono il Giappone: Oda Nobunaga, Toyotomi Hideyoshi e Tokugawa Ieyasu.
3. La pace di Edo (1603-1868)
Sotto i Tokugawa, il Giappone limita fortemente i contatti esterni (sakoku) e vive circa due secoli e mezzo senza grandi guerre. I guerrieri diventano amministratori, poliziotti, funzionari. In quella pace si sviluppa la riflessione scritta sulla "via del guerriero", che idealizza un passato guerriero ormai finito.
4. La caduta: Restaurazione Meiji (1868)
Con l'apertura forzata del paese e la modernizzazione, la classe samurai viene abolita. Il porto della spada in pubblico è vietato nel 1876 (editto Haitorei). La ribellione di Satsuma (1877), guidata da Saigō Takamori, segna la fine militare.
Il Bushido: un codice in parte reinventato
È il punto più spesso presentato male. Il Bushido (武士道) non è un regolamento antico, unico e scritto. Storicamente, i guerrieri seguirono aspettative variabili secondo l'epoca, il clan e il signore, mescolando influenze del buddhismo zen, del confucianesimo e dello shintō.
Il "codice delle sette virtù" (rettitudine gi, coraggio yū, benevolenza jin, rispetto rei, sincerità makoto, onore meiyo, lealtà chūgi) come si recita oggi deve molto a un libro moderno: Bushido: The Soul of Japan, scritto in inglese da Nitobe Inazō nel 1900 per un pubblico occidentale. Storici come Oleg Benesch mostrano che la parola stessa "bushido" compare a malapena nella letteratura anteriore al 1900 e si diffonde soprattutto nell'epoca Meiji, in un contesto di costruzione nazionale. Queste sette virtù vanno quindi presentate come una sintesi morale tarda, non come la legge dei guerrieri Sengoku.
Ciò non cancella valori reali e ricorrenti come la lealtà e l'onore. La frase celebre "La via del guerriero si trova nella morte" viene dallo Hagakure (inizio XVIII secolo, epoca di pace): invita ad agire con determinazione accettando l'idea della morte, non a morire senza motivo.
Il seppuku (o hara-kiri), suicidio rituale con apertura del ventre, era un atto codificato di ripristino dell'onore, spesso assistito da un kaishakunin incaricato della decapitazione per abbreviare le sofferenze. Il ventre (hara) era ritenuto sede dell'anima e del coraggio.
L'arsenale: molto più della katana
Lo yumi (l'arco)
In origine la via del guerriero si chiama kyūba no michi, "la via dell'arco e del cavallo". Il samurai è prima di tutto un arciere a cavallo. L'arco giapponese (yumi), lungo oltre due metri, è asimmetrico, il che facilita il tiro a cavallo.
Lo yari (la lancia)
Arma principale del campo di battaglia, efficace in formazione e in duello per la portata. La lama era forgiata con la stessa cura di una spada.
La naginata (l'alabarda)
Lama lunga e curva su un'asta, per falciare in ampiezza. Associata ai monaci guerrieri (sōhei) e alle donne della classe guerriera.
Il tanegashima (l'archibugio)
Nel 1543 mercanti portoghesi introducono l'archibugio a miccia tramite l'isola di Tanegashima. I guerrieri lo adottano presto. Nella battaglia di Nagashino (1575), le forze di Oda Nobunaga sconfiggono la cavalleria Takeda da posizioni fortificate. Attenzione però: il racconto popolare dei "3000 archibugieri che sparano a salve alternate su tre file" è un'elaborazione tarda, contestata dagli storici; le fonti coeve non la confermano, e anche i Takeda avevano armi da fuoco. La lezione meglio accertata di Nagashino è il vantaggio di una forza trincerata su un assalto frontale.
Katana, wakizashi, tantō
La katana (spada lunga, oltre 60 cm) resta emblematica, ma spesso secondaria nel combattimento ravvicinato. Il wakizashi (spada corta) accompagnava il samurai al chiuso; insieme formano il daishō. Il tantō è un pugnale da corpo a corpo.
Il tessen (ventaglio da guerra)
Ventaglio con stecche d'acciaio, per segnali e come arma di riserva.
Bunbu ryōdō: la penna e la spada
L'ideale della casta è il bunbu ryōdō, l'armonia tra arti marziali e arti civili. Grandi signori praticavano la cerimonia del tè (chanoyu), esercizio di calma e concentrazione, dove alcune ciotole (chawan) valevano una fortuna. Lo zen, con il suo ideale dell'agire senza esitazione (mushin), ha nutrito l'allenamento mentale degli spadaccini.
Onna-bugeisha: le donne guerriere
Le donne della classe guerriera ricevevano un'educazione marziale, soprattutto alla naginata, per difendere la casa. Alcune divennero celebri, le onna-bugeisha.
- Tomoe Gozen (XII secolo): guerriera resa celebre dallo Heike Monogatari, che la descrive come "pari a mille guerrieri". È soprattutto una figura letteraria, la cui esatta storicità è dibattuta.
- Nakano Takeko (XIX secolo): figura storica della guerra Boshin; guidò un'unità femminile contro le forze imperiali e morì per le ferite.
Rōnin: i guerrieri senza padrone
Un samurai senza signore diventa rōnin ("uomo-onda"), per esempio alla morte o alla caduta del suo signore. Posizione precaria: alcuni divennero mercenari, guardie o maestri d'arme erranti, come Miyamoto Musashi, autore del Libro dei cinque anelli.
La storia più celebre è quella dei 47 rōnin: l'incidente di Akō (1701-1703), in cui ex vassalli vendicano il loro signore e poi si consegnano alla giustizia, venendo condannati al seppuku. L'evento storico è stato drammatizzato come Chūshingura nel teatro e nella letteratura e incarna, nella cultura popolare, l'ideale di lealtà.
Nota di atelier Dai Yokai
Quando ricreo una mezza maschera da samurai (Mempo), non realizzo un oggetto di ricostruzione storica. Sono creazioni contemporanee stampate in PETG, levigate e dipinte a mano in Bretagna, ispirate all'estetica delle armature (yoroi), senza essere repliche da museo né oggetti rituali. Per la parte tecnica, vedi la guida su Mempo e Mengu, le maschere dell'armatura samurai.
Domande frequenti
Che differenza c'è tra un samurai e un ninja?
In teoria sono opposti: il samurai combatte alla luce del sole al servizio di un signore, il ninja (shinobi) appartiene allo spionaggio e al sabotaggio. In pratica il confine era sfumato; alcuni guerrieri erano addestrati all'intelligence.
Il Bushido è un codice antico?
Non nella forma delle sette virtù citate oggi. Valori guerrieri esistevano, ma il "codice del Bushido" unificato è in gran parte una sintesi moderna, resa popolare da Nitobe Inazō nel 1900. Vanno distinte le pratiche storiche da questa rilettura.
Perché i samurai si radevano il cranio (chonmage)?
La spiegazione più citata è il comfort sotto l'elmo (kabuto). Un motivo diffuso ma discusso; l'acconciatura divenne poi un segno di status.
La katana taglia davvero tutto?
No, è un mito del cinema. È un ottimo strumento da taglio, ma rigido: colpire un'armatura o un'altra spada può scheggiarla. La tecnica mirava ai punti deboli dell'armatura, non all'acciaio.
Fonti
- The Metropolitan Museum of Art, Art of the Samurai: Japanese Arms and Armor, 1156-1868
- Encyclopaedia Britannica, Samurai
- Encyclopaedia Britannica, Bushido
- Nitobe Inazō, Bushido: The Soul of Japan (1900); Oleg Benesch, Inventing the Way of the Samurai (Oxford University Press).
- Wikipedia, Battle of Nagashino , sul dibattito riguardo alla salva di archibugi.